giovedì, febbraio 28, 2008

SONO UNO SBRUFFONE, MAMMA

c'è stata questa cosa che io ho lavorato in un'aziendina in quella città brutta brutta per un po'
aziendina è un termine impreciso, visto che trattasi di un'entità prestigiosa e cazzuta assai.
un po' è un termine impreciso, visto che è stato quasi un anno.
lavorato è un termine impreciso, visto che mi sono prodotto in sofferte prestazioni per poco più di alcuni sghèi.
città è un termine impreciso, perchè quel posto era talmente una merda che sarzana al confronto sembrava manhattan.
evabè
va che io per questo periodo faccio tutte le robine a mestiere, e succede anche che alcuni sprovveduti cominciano erroneamente a credere che io sia una persona anche piacevole sotto alcuni misteriosi aspetti.
va che quando scade quel mio contratto mi chiama il capo del personale di quell'entità e mi fa una buffa proposta.
buffa perchè offrivano pochi sghèi, ma era un contratto a tempo indeterminato.
cioè, dico, indeterminato, mica no.
io che sono una persona accomodante rispondo a questo importante manager che insomma, facciamo finta di niente, che magari ti sei emozionato ed è uscita una cosa un po' goffa e domani mi richiami e mi dici qualcosa di più interessante, eh, e mi sento molto ma molto sgargiullo.
e questo figuro che si abbiglia come un piduista noto ai più per sue enormi orecchie, il giorno seguente in effetti mi richiama e mi dice che vabbè, ti diamo più sghèi.
io che, oltre che accomodante, sono anche un fine stratega, sento la necessità di dirgli che è un incapace, o forse è solo in malafede, non so bene perchè, e lui per qualche strano motivo la prende come una cosa offensiva.
però il giorno dopo mi richiama, e mi dice sei sicuro?
io gli dico senti, io domani vado a fare un colloquio dai tuoi concorrenti che neanche li ho chiamati io sono loro che mi vogliono, vedo se almeno loro sono persone serie e poi ti faccio sapere, buffo uomo dal vestiario discutibile.
dice mi fai sapere domani?
dico ti faccio sapere quando sarà, tra qualche giorno, o settimana, non so.
naturalmente, penso, gli dirò qualcosa che non so ancora bene cosa, ma sarà sgradevole. così, tanto per.
vado a fare questo colloquio con una supponenza e una spocchia che se ci ripenso dico ma insomma ma chi cazzo ti credi di essere sei pure pelato.
succede che a questi signori ci dico che io non ci penso nemmeno a lasciare quella prestigiosa azienda che mi sta corteggiando. e loro prendono atto e dicono beh, pazienza.
perchè io intimamente so che questa prestigiosa azienda con stabilimenti nella città più brutta del creato, pur di non privarsi del mio prezioso contributo, mi richiamerà disperata.
come in un film americano, la prestigiosa entità in persona mi richiama e mi dice che è disperata e ha tanto bisogno che io vada lì a occupare quel posto, per favore.
pure per favore, dice.
pure co le negre.
io che sono un raffinato stratega vado su e dico ma no, meglio di no, io a roma faccio un lavoro fichissimo e poi roma cioè ciài presente roma? ma l'hai vista la tua città quanto fa schifo, roma è la luce, maddai.
quando per lavoro fichissimo, invero, intendo una visura catastale, forse, il mese prossimo.
e per roma intendo il mio cesso.
questo mi guarda come per dire senti ma che cazzo sei venuto a fare qui, me lo potevi dire per telefono se non ti interessava.
ma pensa anche che non posso essere così stupido come sembro e mi dice se vuoi ti facciamo un contratto scamuffo che tu lavori quattro giorni a settimana, mica cinque, per gli stessi soldi.
io che sono un raffinato stratega a quel punto tiro fuori la mia carta, e ci dico guarda che se vuoi io le mie prestazioni te le vendo, ma tu ora sei disperato e io no, per cui devi cacare moneta, bello. è il mercato, bambolo, è la vita, stacce.
e lui mi dice ok, quanto vuoi?
e io sparo un cifra.
una cifra immorale.
una cifra talmente immorale che lui mi dice caspita, ti farò sapere non so se dispongo di una tale cifra.
talmente immorale che non mi ha richiamato neanche per dirmi che sono un cialtrone.
e fu così che, non riesco ancora a spiegarmi come sia successo, mi trovai senza lavoro.

CHIARIMENTI
uso la parola sghèi in maniera esacerbante perchè mi hanno detto che se dico soldini sembro ghei.
usa la parola esacerbante perchè mi piace usare parole altisonanti e scorrette

postato da junior alle 09:43 | link | commenti (18)
lunedì, febbraio 11, 2008

FALLING DOWN

sottotitolo: a me mi piace di guardare la gente, quando vado in giro, al punto che certe volte non mi viene nemmeno voglia di sparargli in faccia.

l'altro giorno ero nel parcheggio di un supermercato un po' fighetto, era un parcheggio piccolo, tipo di quelli da sei macchine ed era tutto occupato, e io mi sono messo in mezzo al parcheggio col pandone ad aspettare che un cliente si levasse dai coglioni con la sua spesa.
ed escono due signore un po' fighette, di quelle con quei setosi capelli biondi, vestite di vestiti costosissimi ma molto semplici e delicati ma con dettagli più appariscenti di, chessò, un elefante che vomita in una profumeria. presente? ce ne sono milioni di troie così a roma, e se ne vanno tutte in giro nella loro golf grigia o nel suv nero del loro concubino che tanto al lavoro ci va con lo scuterone. sono quelle che da giovani hanno la smart o la mini, poi.
e infatti le due bagasce si piazzano davanti a una golf grigia e a un suv nero e si mettono a parlare delle loro cagate. io penso che sono a un metro e mezzo da loro e le sto guardando e non ci sarà bisogno di far loro notare che quando torneranno a inquinare la mia città coi loro prevedibili mezzi di trasporto io sarò lieto di parcheggiare il mio pandone al posto di una di loro due.
invece c'era bisogno, perchè le due megere rimangono a parlare venti dico venti minuti davanti ai miei occhi sgomenti e alle mie orecchie curiose, delle loro cagate, ma cagate tali che non c'è neanche gusto a riportarle su un blog giallo per farsi due risate tra amici. venti minuti, e io non dicevo niente per vedere quanto sarebbero riuscite ad andare avanti nei loro discorsi assurdi e nella loro invidiabile capacità di ignorare un balordone a un metro e mezzo da loro che le guarda estasiato.
io penso che se avessi tirato fuori dal bagagliaio del pandone un bazooka di quelle esilaranti dimensioni freudiane che ogni tanto si vedono nei film ameriCani (ameriCani, napoleCani, questa è ironia coi fiocchi) e le avessi trucidate lì per lì senza dire niente per poi parcheggiare il mio pandone sui loro corpi devastati, non solo sarebbe stato divertente, ma nessuno in fondo mi avrebbe potuto dire più di tanto, a parte qualche negoziante del centro. però secondo me è molto divertente guardarla questa gente, e sentire che dice.
molto più che sparargli in faccia.
poi c'era questo bar dove mi piace andare perchè si fanno sempre incontri interessanti, tipo gente che non si conosce che litiga per motivi extracalcistici, dove oggidì c'era una cerbiattina che chiedeva informazioni per andare dove ho lavorato io due anni fa e c'erano quattro omoni che facevano a gara a chi le diceva la strada migliore, che poi detto tra noi ce ne fosse stato uno che ha detto la strada giusta, e proprio si sovrapponevano anche fisicamente uno sull'altro mentre sovrapponevano le loro voci, che io ho pensato che probabilmente all'inizio, prima del mio arrivo, la cerbiattina aveva promesso una prestazione prestigiosa nel retrobottega a chi avesse mostrato più interesse per il suo squallido tragitto urbano, per suscitare tutto quell'entusiasmo, ma non credo. che poi, a parte che doveva andare in un posto che a roma ha indicazioni seconde solo a quelle dell'auditorium e bastava dire "vai sempre dritta e poi segui le indicazioni, ma perchè devi fare a spallate con i tuoi vicini per dare un'informazione falsa e approssimativa?
anche questa scena secondo me era divertente ed era una di quelle cose per cui vale la pena uscire di casa.
il fatto è che voglio tanto fumare, ma so che se fumo mi farà schifo, non se ne esce, cazzo.
postato da junior alle 15:24 | link | commenti (16)